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Un nuovo processo per Monte Sole, 2007

 

Nel dopoguerra, le violenze e gli omicidi commessi a Monte Sole costituirono uno dei capi d’imputazione nei processi contro Max Simon e Walter Reder, rispettivamente comandante della 16ª Divisione corazzata granatieri SS Reichsführer SS (responsabile del massacro) e comandante del 16° Gruppo corazzato esplorante delle SS (della 16ª Divisione) che con quattro compagnie penetrò al centro dell’area accerchiata. Pochi processi vennero celebrati in Italia per i crimini commessi durante l’occupazione tedesca: gran parte dei documenti raccolti dai vari organi investigativi non venne inviata alle procure militari competenti per l’avvio dei processi, ma venne trattenuta a Roma, in un locale di Palazzo Cesi, sede degli uffici giudiziari militari, con la dicitura “archiviazione provvisoria”. Il suo ritrovamento avvenne fortuitamente nel 1994 durante una ricerca di prove a carico del capitano delle SS Eric Priebke, imputato nel processo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. A seguito della scoperta del cosiddetto “armadio della vergogna” fu possibile celebrare nuovi processi per i crimini compiuti in Italia, fra cui un nuovo processo per la strage di Monte Sole.

Nel 2002 la Giunta comunale di Marzabotto, venuta a conoscenza che la magistratura tedesca e quella militare italiana si stavano attivando per individuare alcuni responsabili degli eccidi, indicava nell’avvocato Giuseppe Giampaolo di Bologna, lo studio legale al quale affidare il compito di difendere il Comune e la memoria storica nell’accertamento della verità e delle responsabilità. Il Comune si costituiva in seguito parte civile nel processo svoltosi fra il 2005 e il 2007 presso il Tribunale militare di La Spezia e ugualmente facevano i Comuni di Monzuno e Grizzana Morandi, la Provincia di Bologna, la Regione Emilia Romagna, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e cento persone fisiche fra superstiti e parenti delle vittime. I processi del dopoguerra avevano accertato le responsabilità nella strage dei comandi più alti (Simon e Reder). Il nuovo processo intendeva accertare il ruolo anche di gradi inferiori: la pubblica accusa chiamava diciassette imputati a rispondere del reato di violenza mediante omicidio nei confronti di privati nemici che non prendevano parte alle operazioni militari, cagionando così la morte di circa 800 persone nei tre comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno nel settembre-ottobre 1944, reato che gli imputati avrebbero commesso in concorso fra loro e con altri militari del Gruppo esplorante della 16ª Divisione rimasti non identificati, o risultati deceduti. Il 13 gennaio 2007 il Tribunale di La Spezia condannava all’ergastolo dieci imputati e ne assolveva sette per non avere commesso il fatto. Il 27 gennaio 2007 (giorno della memoria), i Consigli comunali di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi riuniti in seduta congiunta presso la Scuola di Pace di Monte Sole, alla presenza di un vasto pubblico di autorità e cittadini, prendevano atto con soddisfazione della sentenza di primo grado, rinnovavano il loro impegno come parti civili a fianco dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime, ribadivano con forza la volontà di pacificazione che animava il loro intendimento.  

 

Deliberazione del Consiglio comunale straordinario congiunto Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, 27 gennaio 2007

 

I Consigli comunali

 

Prendono atto con soddisfazione della sentenza di primo grado del Tribunale Militare della Spezia del 13 gennaio scorso, con la quale sono stati condannati 10 militari tedeschi appartenenti alle SS, accusati di essere tra i responsabili dell’eccidio di Monte Sole-Marzabotto del 29 settembre- 1 ottobre 1944.

 

Rilevano l’importanza storica dell’avvenimento che consegna alla giustizia (la storia avendo emesso da tempo il proprio definitivo giudizio) la peggiore strage di civili compiuta dalle truppe nazi-fasciste in Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale.

 

Sottolineano il contributo fondamentale offerto dai sopravvissuti e dai familiari delle vittime, che, con la loro volontà di giustizia (e non di vendetta), hanno accettato di aprire formalmente una ferita mai chiusa, che causa ancora sofferenza e dolore infinito, al fine di ottenere quel pronunciamento pubblico e legale fino ad ora negato, che solo può sottrarre lo spaventoso crimine compiuto allora all’oblio e al silenzio del consesso civile e collocarlo, finalmente, nella memoria collettiva, oltre che in quella familiare e individuale.

 

Apprezzano con gratitudine il grande e meticoloso lavoro di indagine compiuto dal Pubblico Ministero Marco De Paolis e dagli avvocati di parte civile Giuseppe Giampaolo, Andrea Speranzoni, Manrico Bonetti, formidabile sia sotto il profilo della dottrina sia sotto quello dell’indagine documentaria e testimoniale e in grado di rappresentare, ancora a tanti anni di distanza, un quadro probatorio solido, ben composto e giuridicamente attendibile, a dimostrazione di un impegno che è andato ben al di là del semplice dovere professionale per iscriversi nel migliore servizio alla libertà e alla democrazia.

 

Confermano la volontà delle Amministrazioni dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno di portare fino in fondo l’impegno assunto, come parti civili, a fianco dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime, anche nelle prossime eventuali fasi processuali, affinché possa completarsi il percorso di giustizia che si è avviato, con le conseguenze relative, che andranno perseguite con paziente e trasparente fermezza. Ricordano, infatti, che la strage, per la sua catastrofica dimensione umana e materiale (oltre 800 uccisi, decine di case e di altri edifici dati alle fiamme, cui seguirono sei mesi di prima linea che completarono l’opera di distruzione pressoché totale) ha quasi cancellato la vita umana su quelle colline, causando un danno irreparabile alle comunità amministrate.

 

Rimarcano con indignazione e tristezza, la grande distanza temporale che, per responsabilità dello Stato italiano, separa il processo giunto alla sua prima sentenza dai tragici avvenimenti di Monte Sole-Marzabotto, delitti contro l’umanità imprescrittibili, a causa del voluto occultamento del fascicolo relativo a questo come a tanti altri episodi di strage di civili inermi, bambini, donne e anziani, avvenuti in Italia durante l’occupazione tedesca, rimasti per decenni chiusi in quello che è ormai passato alla storia come “l’armadio della vergogna”, in seguito ad una precisa scelta politica dei governi del tempo, occultamento che, fra l’altro, ha impedito che altri militari delle SS e i loro collaboratori coinvolti direttamente nello sterminio di Monte Sole-Marzabotto (furono, infatti, oltre 300 gli uomini impegnati nel rastrellamento) potessero essere chiamati a rispondere dei delitti commessi ed altri sopravvissuti e familiari di costituirsi come parti civili. E se è da valutare altamente significativa e positiva la costituzione dell’Avvocatura dello Stato come parte civile, non di meno resta l’obiettiva responsabilità di coloro che con il loro comportamento si sono prestati ad un atto da considerarsi del tutto inaccettabile e ingiustificabile dalla civiltà democratica e dal rispetto sacro dovuto alla memoria di chi è stato privato dell’esistenza e del proprio futuro in maniera così brutale, violenta  e criminosa. Per questo i tre Comuni ritengono fin d’ora di associarsi alle iniziative legali che si dovessero intraprendere per accertare le responsabilità e ottenere giustizia di questo ritardo.

 

Ribadiscono con forza e assoluta determinazione la volontà di pacificazione che anima il loro intendimento, sicuri di parlare anche a nome delle popolazioni che rappresentano. Non vi è alcuna traccia di rivalsa vendicativa nei confronti del popolo tedesco nella richiesta espressa di giustizia. Al contrario, intendono seguire con convinzione e rigore la strada indicata proprio qui, a San Martino, dai due Presidenti della Repubblica italiana e tedesca, Ciampi e Rau, nella loro visita del 2002: pace nella verità, nella giustizia, nella libertà, gli stessi ideali che sostennero la Resistenza e che informano la nostra Costituzione, perché Monte Sole-Marzabotto possa essere riconosciuto dalle giovani generazioni italiane, tedesche, europee e mondiali come un luogo simbolico e concreto di una tragedia che non si deve mai più ripetere e come un punto di riferimento generatore di un messaggio di dialogo inesausto e di rispetto per tutti e per ognuno, fondatore di relazioni interne e internazionali non distruttive e parte importante della costruzione europea che si va realizzando tra successi e fatiche e che abbisogna di profonde radici umane.

 

Riaffermano lo straordinario rilievo che assumono, nei percorsi di pace qui delineati, il Parco Storico di Monte Sole e la Scuola di Pace che con la loro presenza ed il loro impegno quotidiano testimoniano concordemente le più autentiche motivazioni che stanno alla base anche della richiesta di giustizia di questi territori e queste popolazioni.

 

Decidono di acquistare uno spazio pubblicitario sulla stampa tedesca per pubblicare i nomi dei militari delle SS condannati per la strage di Monte Sole- Marzabotto, insieme alla sintesi di questo ordine del giorno.

 

 

San Martino, 27 gennaio 2007



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