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Appello per la pace

 

Il 5 giugno 1967 il Consiglio comunale di Marzabotto, in occasione di un nuovo conflitto fra lo Stato di Israele e gli Stati Arabi e in piena guerra del Vietnam, fece proprio un appello a favore della pace inviato dalle donne di Marzabotto alle donne americane. In quella stessa seduta, il Comune di Marzabotto deliberò anche l’invio di un telegramma al Segretariato Generale dell’ONU per chiedere la cessazione delle guerre in Medio Oriente e nel Vietnam, il rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli, in nome dello spirito di pace che aveva animato la nascita dell’organismo internazionale e nel ricordo delle sofferenze causate a Marzabotto dalla guerra.

Sono centinaia, dal 1945 ad oggi, le delibere con le quali il Comune ha espresso il suo impegno per la pace, contro ogni forma di violenza e per la salvaguardia dei diritti fondamentali dei popoli. Questo impegno per la pace nasce dalla volontà di ricordare in modo vivo e attuale il sacrificio di quanti persero la vita, vittime della violenza e del terrore nazista e fascista. È  radicato nei valori della Resistenza e della Costituzione ed è stato riconosciuto dall’ONU che nel 1987 ha dichiarato Marzabotto “città messaggera di pace” per quanto ha fatto “per stringere rapporti di amicizia con i popoli e le nazioni di tutto il mondo con l’obiettivo di conquistare, consolidare e garantire la pace”.

Nel testo dell’appello si fa riferimento a 1830 caduti, dato considerato per lungo tempo come rappresentativo degli uccisi nella sola strage nazista, nota come “strage di Marzabotto”, del 29 settembre – 5 ottobre 1944. Puntuali ricerche edite nel 1994 dal Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto e fondate soprattutto sui dati delle anagrafi dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno hanno dimostrato come questo dato vada diversamente considerato e distribuito sul territorio. Bisogna infatti precisare che il numero degli uccisi dai nazifascisti va riferito ai comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno; che i caduti uccisi per mano dei nazifascisti furono complessivamente per i tre comuni 955 e gran parte di essi trovò la morte nella strage nazista del 29 settembre - 5 ottobre 1944 nella quale vennero massacrati 770 abitanti in massima parte donne, vecchi e bambini uccisi in decine di località attorno a Monte Sole. Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno ebbero poi anche 721 morti per cause varie di guerra.

 

 

 

Deliberazione del Consiglio comunale di Marzabotto, 5 giugno 1967, ogg. 32/44, Appello per la pace.

 

Il Sindaco [Giovanni Bottonelli] sente la necessità urgente di parlare per un appello della pace e questo in conseguenza dell’attuale situazione mondiale ed in particolare sul nuovo conflitto fra lo Stato di Israele e gli Stati Arabi. Fa una cronistoria di quanto avvenne nel 1956 e successivamente ed auspica che si inviti a deporre le armi e  si studi una soluzione negoziata perché non è questione di razza o di religione bensì di interessi.

Egli ha la convinzione che la voce di Marzabotto possa ammonire molto e prega il Consiglio comunale a fare suo l’appello lanciato e sottoscritto dalle donne di Marzabotto ed inviato a quelle americane che testualmente dice:

 

“PER LA VITA E LA CIVILTA’ CONTRO LA MORTE E LA BARBARIE LE DONNE DI MARZABOTTO ALLE DONNE AMERICANE. In questi giorni in cui ricorrono le date delle ultime tappe della guerra di liberazione dal nazi-fascismo, condotte dal nostro popolo a fianco degli alleati, con l’aiuto del Vostro grande e generoso Paese, nell’obiettivo comune di sconfiggere per sempre le forze della guerra, di costruire le condizioni per una pace duratura nel rispetto della libertà e della auto-determinazione di ogni nazione, vogliamo inviarvi donne americane, un saluto memore ed un appello. Le notizie e le immagini che ogni giorno ci vengono dal Vietnam, sconvolgono gli animi e le coscienze. Ritroviamo in quelle immagini la terribile realtà che noi abbiamo sofferto a Marzabotto, dove 1830 donne, bambini e vecchi, sacerdoti, uomini, infermi furono ferocemente massacrati, testimonianza tragica della follia della guerra. I superstiti hanno trovato la forza di ricostruire questo nostro paese nella fiducia che il dolore di Marzabotto potesse essere l’ultimo prezzo pagato dagli uomini, sulla strada della travagliata conquista della propria responsabilità e dignità di uomini, capaci di assumere nelle proprie mani il proprio destino, respingendo l’inevitabilità e la fatalità della guerra, il ricorso alla violenza nei rapporti fra i popoli. Sappiamo che il popolo americano non condivide il progetto della classe dominante di imporre una soluzione militare alle aspirazioni del popolo vietnamita all’unità e all’indipendenza nazionale, a decidere liberamente del proprio assetto sociale e politico. Seguiamo con grande ammirazione l’opposizione che si sviluppa nel Vostro Paese con l’escalation nel Vietnam, le imponenti manifestazioni, le coraggiose posizioni dei giovani, che rifiutano di farsi portare [sic] in Asia di un volto brutale e violento dell’America, rinnegando il patrimonio di civiltà e umanità del popolo americano. Il fronte della pace, lo schieramento di opinione che condanna questa guerra atroce e chiede una soluzione negoziata nel rispetto degli accordi di Ginevra è più vasto di quanto dalle relazioni ufficiali fra Stati possa apparire. La volontà del popolo italiano è stata espressa in maniera inequivocabile durante la recente visita del Vice Presidente degli Stati Uniti nel nostro Paese, e continua a manifestarsi ogni giorno con le più diverse forme. La consapevolezza di essere immersi in un grande moto di coscienza, che ha bandito i concetti di colonialismo, di politica, di potenza e di sopraffazione, che crede si possa instaurare per volontà degli uomini quella “coesistenza pacifica” di cui gli Stati Uniti, da Roosevelt a John Kennedy, si sono fatti assertori, dia forza alla Vostra opposizione. Un’esaltante prospettiva sta davanti alla Vostra nazione tanto progredita economicamente e  tanto potente: quella di porre la propria ricchezza economica e culturale al servizio del progresso del mondo, della pianificazione degli aiuti ai Paesi sottosviluppati, nella grande battaglia di civiltà contro la fame, le malattie, l’ignoranza, alla quale le più autorevoli voci hanno richiamato recentemente le responsabilità dei governanti e di tutti gli uomini. Noi crediamo che le donne possano far spostare la bilancia dalla parte del progresso, e ci rivolgiamo con profondi sentimenti di amicizia e di fiducia a Voi che siete tante e parte così attiva della Vostra nazione perché continuiate ad esprimere con rinnovato vigore il vostro NO alla guerra, la vostra volontà di agire con tutte le donne del mondo per costruire un futuro migliore di pace, giustizia, libertà, per gli individui e le nazioni”.

 

Propone inoltre, che il Consiglio concordi un altro appello da inviarsi a competenti autorità ed apre la discussione.

Prende la parola il Vice Sindaco Cavina che dice di essere d’accordo per la pace (parla del 1915-1940 e del 5/6/1967) ma gli sembra che ora sia prematuro lanciare l’appello. Si rivolge al Sindaco per dirgli che nella seduta precedente era stata nominata una Commissione perché avesse stilato un Ordine del Giorno per il problema della pace ma gli risulta che ciò non sia stato fatto.

Risponde il Sindaco che quanto asserito dall’Assessore Cavina è vero, ma che egli si è assentato da Bologna per 15 giorni e che aveva pregato di provvedere senza però che ciò abbia avuto seguito. L’Assessore Cavina fa presente che il consigliere Ugolini e l’Assessore Bertocchi hanno telefonato affinché il Consiglio non stili un Ordine del Giorno per il motivo di cui sopra.

A questo punto sorge un’ampia e animata discussione fra i consiglieri al termine della quale prende la parola il consigliere prof. Bergonzini che dopo avere parlato della situazione attuale termina ritenendosi favorevole ad un telegramma, ma non all’ordine del giorno.

Dopo la replica del Sindaco, dell’Assessore Cavina e di alcune considerazioni dell’Assessore Mattioli viene concordato apposito telegramma e ad unanimità di voti espressi nei modi di legge:

 

delibera

 

1. di fare proprio l’appello lanciato e sottoscritto dalle donne di Marzabotto ed inviato alle donne americane, come sopra trascritto

 

2. di approvare il seguente telegramma: “U-Thant Segretariato Generale United Nations Organization New York – Illustre Segretario, ci permettiamo di inviarLe, dalla città martire di Marzabotto, il seguente telegramma deliberato dal Consiglio comunale in data odierna, pregandoLa di accoglierne lo spirito e l’anelito di pace che lo anima. Con stima profonda. Il Sindaco. F.to On. Giovanni Bottonelli.

“La Città Martire di Marzabotto eleva ancora una volta la sua voce e il suo appello accorato perché la pace sia salvata, perché ogni azione militare sia sospesa nel Medio Oriente e nel Vietnam, perché nell’ambito dell’ONU si raggiunga un urgente accordo che rappresenti la base e la necessaria premessa per una feconda intesa che assicuri l’indipendenza ad ogni popolo, salvaguardi ad ogni popolo il diritto inalienabile di decidere in piena libertà, fuori da ogni  e qualsiasi interferenza esterna, del proprio avvenire, nello spirito  che animò l’ONU al suo sorgere al termine del conflitto mondiale che qui a Marzabotto lasciò piaghe insanabili ed un ricordo drammatico di ciò che significa la guerra.

Niente deve impedire lo sviluppo pacifico ed il fiorire della civiltà Araba cui tutti devono concorrere in una nobile gara umana.

Niente deve impedire lo sviluppo della Patria di Israele, speranza e fede del martoriato popolo Ebraico.

Niente deve impedire all’eroico popolo Vietnamita di decidere in casa sua e da solo sui modi e sui mezzi del suo avvenire pacifico e laborioso.

Si raccolga l’appello di Marzabotto, si restituisca la pace al Vietnam, ad Israele, ai Paesi Arabi!

Al Segretario dell’ONU tutta la stima e la solidarietà di Marzabotto martoriata e del suo Popolo. Il Sindaco  F.to On. Giovanni Bottonelli.”

 

3. Inviare il suddetto telegramma al Segretario Generale dell’ONU Sign. U-Thant, al Presidente della Repubblica On. Saragat, al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Aldo Moro, al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri On. Pietro Nenni, al Presidente del Senato Sen. Cesare Merzagora, al Presidente della Camera dei Deputati On. Bucciarelli Ducci, al Ministro degli Esteri On. Amintore Fanfani, nonché ai quotidiani locali.

 



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