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Dall’età antica a quella contemporanea

 

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Le prime significative tracce di insediamenti umani nel territorio dell’attuale comune di Marzabotto risalgono al periodo villanoviano. A questo periodo sono riferibili alcuni materiali rinvenuti sul pianoro di Misano, a Lagune, Iano, Medelana, Ramonte e Luminasio in sinistra Reno, a Sperticano e Canovella in destra Reno. Questo popolamento sparso, considerato emanazione del vicino insediamento bolognese, aveva probabilmente origine dalla frequentazione commerciale di questa zona, posta fra la pianura Padana e l’Etruria tirrenica.

Verso la metà del VI secolo a.C. il pianoro di Misano, poco più a sud dell’odierno centro di Marzabotto, fu sede di un primo insediamento etrusco, frutto dell’apporto di popolazione locale e di popolazione proveniente dalla pianura Padana. Gli Etruschi individuarono nella valle del Reno una delle direttrici fondamentali per il traffico delle merci attraverso l’Appennino e fondarono a Marzabotto un centro manifatturiero (metallurgico in particolare) e commerciale. Il sistema economico-commerciale degli Etruschi era articolato attorno ai centri di produzione toscani e alle città emiliane Spina, Felsina (Bologna) e Marzabotto; aveva come punto di riferimento la valle del Po dove arrivavano le ceramiche greche e il sale sbarcati a Spina, i manufatti etruschi che attraversavano i valichi dell’Appennino e transitavano per Marzabotto e Felsina.

La costruzione della città etrusca di Marzabotto vera e propria risale al V sec. a.C.: era distribuita su più terrazzi pianeggianti e aveva un impianto piuttosto esteso, quattro strade maggiori, un’acropoli per il culto e due sepolcreti. I resti di questa città, oggetto di attenti scavi archeologici, sono oggi uno dei maggiori esempi di organizzazione urbana etrusca. Tracce di insediamenti etruschi, di entità decisamente inferiore, sono stati ritrovati anche in altre località dell’odierno comune: Sperticano, Casa Rodella, Sibano.

 

A partire dal IV secolo a.C., la città etrusca di Marzabotto subì i contraccolpi della penetrazione dei Celti in Italia e scomparve, trasformandosi in un modesto avamposto militare. Più tardi, in epoca romana, sorse sul pianoro di Misano un insediamento rustico. Il toponimo “Misano”, al quale a lungo è stato non correttamente riferito il nome della città etrusca di Marzabotto (Misa), rimanda a un nome fondiario latino. Ville rustiche, prevalentemente legate ad attività agricole, sono testimoniate in località Sassatello e nel vicino territorio comunale di Sasso Marconi  in località  Fontana e Osteria Leona.

Dopo il crollo dell’impero romano, questo settore della montagna bolognese,  passò sotto il dominio bizantino e nell’VIII secolo subì l’occupazione longobarda. Dopo la vittoria sui Longobardi, i Franchi donarono la città di Bologna  e il suo contado al Papa.

Un elemento fondamentale nella storia medioevale fu il processo di cristianizzazione del territorio. Nell’area qui considerata, sorse una delle pievi più antiche e influenti dell’Appennino bolognese: la pieve di Panico, dedicata a San Lorenzo, ancora oggi uno degli esempi più pregevoli di stile romanico, posta in destra Reno a un paio di chilometri a nord di Marzabotto. La prima attestazione di questa pieve (sede del fonte battesimale) risale al 1049, ma è probabile che le sue origini siano più antiche. Essa  possedeva terre e mulini e aveva il diritto di riscuotere le decime. Un documento del 1224 ci ricorda che i contadini che coltivavano le sue terre le dovevano annualmente anche lavori gratuiti di dissodamento e messa a coltura, un traino di legna nella festa di San Lorenzo e un altro a Santo Stefano, due focacce e due capponi a San Michele etc. Nel 1300 dipendevano da questa pieve trentaquattro chiese parrocchiali, numerose quelle sull’attuale territorio comunale.

 

La presenza di così tanti centri religiosi è indicativa di un popolamento diffuso, a partire dal basso medioevo. La pieve e quasi tutte le chiese parrocchiali erano collocate sul crinale (in sinistra e destra Reno, in sinistra Setta). Era questa la posizione privilegiata dai nuclei abitati nel medioevo, in questo territorio essa rimase predominante fino al XIX secolo. Solo allora infatti si ebbe un significativo spostamento della popolazione verso il fondovalle. 

Anche in epoca medioevale il territorio dell’attuale comune fu al centro di importanti collegamenti fra Bologna e la Toscana, in quanto attraversato dalla strada di fondovalle del Reno e dalla cosiddetta strada di Castiglione. La prima seguiva il corso del fiume non lontano dall’odierno tracciato passando nei pressi dell’attuale abitato di Marzabotto. La seconda costeggiava il Reno nel primo tratto fra Bologna e Marzabotto, attraversava il territorio comunale salendo sul crinale fra Setta e Reno, per proseguire nelle valli del Setta e del Brasimone. Erano strade percorse da mercanti e studenti diretti allo Studio bolognese, funzionari pubblici e privati, pellegrini diretti a Roma o ad altre mete religiose. Una miriade di stradine e sentieri collegava poi i piccoli nuclei sparsi sulla montagna. Ovviamente si trattava, anche nei casi delle strade principali, di  tracciati segnati da ostacoli e imprevisti, in balia delle condizioni atmosferiche, infestati da briganti e malfattori.

Su questo territorio esercitarono poteri signorili i conti di Panico che proprio di fronte alla pieve avevano un castello. Sino a tutto il XII secolo essi furono fra i maggiori feudatari della montagna bolognese, opponendosi a lungo e con le armi ai tentavi della città di Bologna di controllare e governare la media valle del Reno. Ancora alla fine del Duecento risultano in possesso di diritti signorili di diverso genere su case, mulini e terre nei territori dell’attuale comune e limitrofi. Essi controllavano gran parte delle rocche e fortificazioni presenti sulla montagna tra Setta e Reno.

Con l’affermarsi dei primi comuni rurali, il Comune di Bologna per definire e affermare il suo potere sul contado, a fini militari e fiscali, ripartì il territorio nei quattro quartieri in cui era divisa la città e sottopose i comuni rurali a una magistratura detta podesteria. Dalla metà del Trecento le podesterie vennero sostituite dai vicariati, con funzioni giudiziarie, e il territorio dell’odierno comune ricadde sotto il Vicariato di Caprara Sopra Panico – un modesto nucleo sul crinale Setta-Reno -  istituito nel 1376. Su tutte le comunità della montagna si estendeva, infine, il controllo di un’altra magistratura istituita dal Comune di Bologna: il Capitanato della Montagna che aveva competenze di ordine pubblico, amministrava la giustizia, emanava norme morali, religiose, civili ed economiche.

A queste forme ordinarie di organizzazione e controllo del territorio, in epoca moderna, si aggiunsero giurisdizioni feudali di più recente istituzione a vantaggio di alcune famiglie e anche il territorio dell’attuale comune venne coinvolto in questa ripartizione del potere signorile. Nel XVI secolo la famiglia Castelli, ad esempio, venne investita dal Papa della contea della Quercia e poi di quella di Caprara; alla famiglia senatoria Calderini appartenne la contea di Casola sopra Sirano e ai Volta la contea che includeva Venola.

Dal punto di vista economico tutta l’area si resse per molti secoli su una modesta produzione agricola, sullo sfruttamento del bosco e su qualche attività artigianale legata al fabbisogno locale. L’agricoltura era praticata in modo rudimentale e dava modesti introiti, risentiva pesantemente degli eventi meteorologici, di scorribande e campagne militari e tuttavia assicurava l’esistenza della popolazione. Più significativi guadagni provenivano dalla coltura del baco da seta e delle api, già documentate nel Trecento e anche dall’allevamento del bestiame, per il consumo e per essere utilizzato come forza lavoro. Gli artigiani più comuni erano i fabbri, sarti, calzolai, lavoranti in legno, barbieri, fabbricanti di selle, edili  che vivevano sparsi nei borghi.

I rapporti tra Bologna e il territorio comunale si consolidarono in epoca moderna anche attraverso la penetrazione economica lungo la valle del Reno da parte di potenti e agiate famiglie bolognesi. A metà Settecento la famiglia senatoria Barbazza possedeva a Marzabotto uno dei più bei palazzi per la villeggiatura di tutta la montagna bolognese; un’altra famiglia senatoria, i Ranuzzi, aveva possessi a Casola sopra Sirano; a Venola coltivava con grande successo le sue terre il notaio e cittadino bolognese Casimiro Nicolò Patrizio Minelli.

In epoca contemporanea, dopo la parentesi napoleonica dalla forte impronta autoritaria, il territorio qui considerato venne compreso nel comune di Caprara sopra Panico, denominazione che rimase fino al 1882, quando divenne comune di Marzabotto. Questo cambio di nome voluto dal nuovo Stato unitario ratificò l’importanza assunta da Marzabotto, centro di fondovalle,  rispetto a Caprara, nucleo di crinale. L’emergere di Marzabotto (fino a pochi decenni prima un modesto borgo) era riconducibile agli interventi effettuati sulla rete stradale e alla costruzione della linea ferroviaria lungo la valle del Reno, al progressivo insediamento nel fondovalle di attività artigianali e di piccola-media industria, favorite dal miglioramento della viabilità e dalla presenza dell’acqua.

Nella prima metà dell’Ottocento la strada lungo il Reno venne investita da importanti lavori ed assunse il tracciato odierno. Nel 1864 venne inaugurata la linea ferroviaria Bologna-Pistoia. Anche la viabilità nella parallela valle del Setta subì radicali interventi: nel 1882 era pronta una nuova strada per la Toscana. La rete viaria di questa valle sarà nei decenni successivi oggetto di altre importanti opere, divenendo essenziale per i collegamenti fra centro e nord Italia: ricordiamo la costruzione della ferrovia Direttissima Bologna-Firenze (inaugurata nel 1934), dell’autostrada A1 (inaugurata nel tratto Bologna-Firenze nel 1960) e i recenti interventi per il potenziamento di entrambe le arterie.

Dalla fine dell’Ottocento i centri di crinale di più antica origine persero importanza rispetto al capoluogo e alle frazioni di fondovalle, meglio collegate con la città e più frequentate dagli interessi commerciali e industriali. Le attività legate alla costruzione delle nuove infrastrutture assorbirono per alcuni decenni, fra Ottocento e Novecento, la manodopera locale. La conclusione di questi lavori, sommata alle conseguenze economiche della crisi degli anni Trenta, mostrò però come le attività agricole dessero almeno minime garanzie di sopravvivenza, in un’economia fondata su equilibri sempre molto precari. In piena Seconda Guerra Mondiale poi, i nuclei  a più alte quote e le case sparse sulla montagna vennero riscoperti da quanti vi cercarono rifugio dai bombardamenti che colpivano la città di Bologna e i fondovalle del Setta e del Reno.

La storia contemporanea di Marzabotto è legata a uno dei momenti più tragici di questo conflitto. Teatro della più grande strage nazista in Italia, Marzabotto è oggi un nome noto nel contesto nazionale e internazionale per la violenza subita e per l’impegno nell’affermazione dei valori della Resistenza.

 



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