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Epigrafe di Salvatore Quasimodo

 

 

Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura nel 1959, scrisse per Marzabotto la seguente poesia, epigrafe alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, sovrastante Marzabotto. Il faro venne inaugurato nel 1954 e fu il primo segno memoriale posto sul territorio a ricordo della Resistenza e degli eccidi nazifascisti.

La poesia fa riferimento a 1830 caduti, dato considerato per lungo tempo come rappresentativo degli uccisi nella sola strage nazista, nota come “strage di Marzabotto”, del 29 settembre – 5 ottobre 1944. L’altipiano sta invece ad indicare il crinale fra Setta e Reno, ovvero la porzione del territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, con al centro Monte Sole, più colpita dalla violenza omicida. Puntuali ricerche edite nel 1994 dal Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto e fondate soprattutto sui dati delle anagrafi dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno hanno dimostrato come il dato relativo ai caduti riferito in questo e in altri testi vada diversamente considerato e messo in relazione a un più ampio territorio. Infatti gli eccidi compiuti da nazisti e fascisti colpirono i tre comuni durante l’estate-autunno 1944 e causarono complessivamente la morte di 955 persone. In particolare la strage nazista del 29 settembre -  5 ottobre 1944 fu causa di 770 morti. Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi ebbero poi anche 721 morti per cause varie di guerra. Da qui il dato complessivo accertato dal Comitato Onoranze: 1676 decessi per mano di nazisti e fascisti e per cause di guerra.

 

Epigrafe di Salvatore Quasimodo 

 

Questa è memoria di sangue

di fuoco, di martirio,

del più vile sterminio di popolo

voluto dai nazisti di von Kesselring

e  dai loro soldati di ventura

dell’ultima servitù di Salò

per ritorcere azioni di guerra partigiana.

 

I milleottocentotrenta dell’altipiano

fucilati ed arsi

da oscura cronaca contadina e operaia

entrano nella storia del mondo

col nome di Marzabotto.

Terribile e giusta la loro gloria:

indica ai potenti le leggi del diritto,

il civile consenso

per governare anche il cuore dell’uomo,

non chiede compianto o ira,

onore invece di libere armi

davanti alle montagne e alle selve

dove il Lupo e la sua Brigata

piegarono più volte

i nemici della libertà.

 

La loro morte copre uno spazio immenso,

in esso uomini di ogni terra

non dimenticano Marzabotto,

il suo feroce evo

di barbarie contemporanea.

 

Salvatore Quasimodo

 

Da: Comitato per le celebrazioni del XVII anniversario dell’eccidio di Marzabotto, XVII anniversario del Martirio di Marzabotto. 8 ottobre 1961, Bologna, Steb 1962, p. 25

 

 



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