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Per la memoria

 

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Sin dal dopoguerra il Comune di Marzabotto assunse un ruolo guida nell’azione per il ricordo della Resistenza e degli eccidi nazifascisti che colpirono il crinale e le valli del Setta e del Reno, con al centro Monte Sole, nei comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi e in particolare la strage nazista del settembre-ottobre 1944 nella quale vennero uccise 770 persone, in gran parte donne vecchi e bambini. 

Marzabotto divenne simbolo internazionale della resistenza al nazismo e al fascismo e l’azione per il ricordo assunse connotazioni legate alla difesa dei valori democratici e all’affermazione di un senso di giustizia. Questa azione si espresse attraverso le celebrazioni e le manifestazioni commemorative degli eventi accaduti, la riscoperta e la valorizzazione dei luoghi segnati dalla storia, l’adesione ad associazioni nazionali e internazioni per il ricordo e la difesa dei valori democratici, i gemellaggi e i rapporti di amicizia con altre città vittime della violenza, l’impegno nel denunciare ogni forma di sopruso o discriminazione e per l’affermazione della giustizia per i crimini commessi.

La prima celebrazione commemorativa della Resistenza e degli eccidi si svolse a Marzabotto il 30 settembre 1945. Vi parteciparono i familiari dei caduti e i superstiti, autorità civili e religiose locali e della città di Bologna. Venne officiata una messa a ricordo delle vittime e tenuto un discorso commemorativo, affidato a Silvano Bonetti, partigiano di Marzabotto, il cui padre era stato ucciso nel 1944 a Colle Ameno, un campo di prigionia tedesco a pochi chilometri dal paese. Il dolore era ancora molto vivo nei sopravvissuti e nei parenti dei caduti, il lutto aveva colpito quasi tutte le famiglie del paese che ora si trovavano in miseria; le case erano inagibili e le attività agricole e industriali ostacolate dalle distruzioni, dall’assenza di materiali e macchinari, dal lungo abbandono, conseguenze tragiche dei bombardamenti alleati, delle razzie e dei saccheggi dei tedeschi che avevano inoltre minato ampie aree del territorio comunale.

Il cerimoniale seguito in questa prima celebrazione, modesta e raccolta, che univa riti religiosi e riti civili per il ricordo si consolidò nelle celebrazioni successive, che con continuità presero a svolgersi a Marzabotto nella ricorrenza dei giorni della strage del settembre-ottobre 1944. Esse videro sempre più la presenza di persone anche di altre città e con esse di autorità politiche, civili, militari e rappresentanti della Chiesa. Il Comune si dotò anche di un organismo prevalentemente dedito all’organizzazione della commemorazione: il Comitato per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto, riconosciuto nel 1982 da una legge della Regione Emilia Romagna. Le celebrazioni più partecipate radunarono diverse migliaia di persone, come ricordano le cronache giornalistiche e mostrano le immagini fotografiche. Di centomila partecipanti riferisce la stampa in occasione della celebrazione del 1961, quando venne inaugurato il Sacrario ai caduti. Quattro Presidenti della Repubblica italiana hanno ufficialmente visitato Marzabotto: Luigi Einuadi nel 1949 per la consegna della Medaglia d’Oro al Valore Militare; Sandro Pertini nel 1979; Oscar Luigi Scalfaro nel 1994; Carlo Azeglio Ciampi, insieme al collega tedesco Presidente della Repubblica Federale di Germania Johannes Rau nel 2002.

L’azione per il ricordo si espresse anche attraverso l’adesione del Comune ad associazioni per la memoria della Resistenza e delle violenze naziste e fasciste, per la difesa della pace e dei diritti dei popoli: l’associazione dei Comuni decorati al valore militare, l’associazione delle Città martiri del nazifascismo, la federazione delle Città gemellate, l’associazione delle Città unite, l’associazione delle Città messaggere di pace, la più recente  Majors for Peace.

Il sostegno alle iniziative a favore della pace e la denuncia di ogni forma di violenza hanno visto un impegno costante e puntuale da parte del Comune di Marzabotto. Nessuna area di crisi, nessuna situazione di conflitto, nessuna minaccia ai diritti e alla democrazia e alla pace è sfuggita al Consiglio comunale: il riarmo e i primi esperimenti nucleari del dopoguerra, la guerra in Corea e in poi in Vietnam, l’invasione della Cecoslovacchia, la Spagna franchista, il Cile di Pinochet, l’intervento URSS in Afghanistan, la crisi polacca e l’arresto dei militanti sindacali, il problema dei desparecidos in Argentina e Uruguay,  l’aggressione israeliana al Libano e al popolo palestinese, il conflitto in Salvador, l’attacco USA alla Libia, il Sud Africa dell’apartheid, l’interevento sovietico nei Paesi Baltici, la guerra nel Golfo, il conflitto in Bosnia, le rivendicazioni autonomiste del Sahara occidentale, il conflitto nel Kosovo e nella federazione iugoslava, la guerra in Cecenia, l’attacco militare in Afghanistan, gli scontri fra manifestanti e polizia al G8 di Genova.

Gemellaggi e rapporti di amicizia sono stati allacciati con città vittime di violenze, ugualmente impegnate a non dimenticare: Lidice, Kalavryta, Kopenick, Brema, Srebrenica, Stazzema. Il rapporto con queste ultime è stato stretto di recente. Con Srebrenica c’è un patto di amicizia, sottoscritto nel 2005, che prevede un aiuto per la ripresa delle attività economiche di questa città della ex Jugoslavia, segnata nel 1995 dalla strage - ad opera delle truppe serbe - della popolazione maschile e dalle violenze adoperate su donne e bambini. Con Stazzema il gemellaggio è stato sottoscritto nel 2008, per consolidare il legame fra due città entrambe vittime di tremende stragi naziste. In anni recenti, insieme a partner nazionali ed europei, il Comune ha partecipato a progetti per lo sviluppo economico, sociale e culturale di aree depresse nel Kurdistan iracheno, in Vietnam e a Cuba, promuovendo una interpretazione del ricordo legata alla contemporaneità.

Molte vittime degli eccidi trovarono sepoltura nel Sacrario di Marzabotto, inaugurato nel 1961 e posto al di sotto della chiesa al centro del paese, anch’essa di nuova costruzione in quanto la vecchia chiesa era andata distrutta. Negli anni Sessanta il Comune avviò il recupero dei luoghi teatro della Resistenza e degli eccidi, per lungo tempo abbandonati per ragioni materiali - la presenza di ordigni inesplosi, le distruzioni operate durante gli eccidi o causate dai bombardamenti alleati, il processo di abbondano che investì ampi settori dell’Appennino bolognese nel dopoguerra -  e psicologiche -  i tristi ricordi associati a questi luoghi -.

A partire dagli Ottanta l’attenzione per il crinale Setta-Reno con al centro Monte Sole, come luogo della memoria, si consolidò presso le amministrazioni locali e la Chiesa bolognese che insediò a Monte Sole la comunità monastica di Don Giuseppe Dossetti. Nel 1989 la Regione Emilia Romagna deliberò la nascita del Parco Storico di Monte Sole sui 6000 ettari fra il Setta e il Reno comprendenti i luoghi della Resistenza e del massacro del settembre-ottobre 1944 e ne affidò la gestione ai Comuni di Marzabotto, Monzuno, Grizzana Morandi e Bologna, alla Provincia di Bologna, alla Regione Emilia Romagna, alla Comunità Montana dell’alta e media valle del Reno e alla Comunità Montana delle Cinque valli bolognesi. Le competenze riconosciute al Parco hanno come obiettivo la valorizzazione del territorio sotto il profilo culturale (il ricordo della Resistenza e della strage) e sotto il profilo ambientale (la tutela dei luoghi investiti dagli eventi e la conservazione della flora e della fauna locali).

La nascita del Parco ha fatto di nuovo coincidere il luogo della storia con il luogo della conservazione della memoria. Oggi le manifestazioni per il ricordo si svolgono sia nel paese di Marzabotto, in particolare la manifestazione commemorativa della Resistenza e degli eccidi, sia all’interno del Parco, in particolare la manifestazione del 25 aprile. Per molti anni il Sacrario è stato il luogo deputato alla rappresentazione del ricordo. Oggi migliaia di visitatori, moltissimi studenti, rendono omaggio ai caduti nel Sacrario e visitano i luoghi della strage all’interno del Parco. La nascita del Parco e i più recenti studi storici hanno poi favorito l’affermarsi della più corretta denominazione “strage di Monte Sole” per indicare la strage nazista che colpì i comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno,  per molto tempo nota come “strage di Marzabotto”.

La valorizzazione dei luoghi della storia, il significato fortemente educativo ad essi riconosciuto, hanno infine fatto da premessa alla nascita nel 2002 della Scuola di Pace di Monte Sole, una fondazione della quale è membro il Comune di Marzabotto, insieme agli altri due comuni del territorio, ad istituzioni locali fra cui il Parco, varie associazioni che svolgono attività inerenti sia alla cooperazione internazionale sia alla ricerca sui temi dell’educazione alla cittadinanza, ad istituti di ricerca scientifica nell’ambito storico ed educativo e - significativamente - alla regione Hessen (land della Repubblica Federale di Germania).  Ha sede all’interno del Parco e svolge attività di educazione e formazione, avendo come obiettivo la diffusione di una cultura di pace.

Le violenze commesse nei tre comuni per mano di nazisti e fascisti furono oggetto di diversi processi nel dopoguerra. Un primo processo vide imputati Lorenzo Mingardi, appartenente al Partito fascista repubblicano e commissario prefettizio di Marzabotto nell’agosto-settembre 1944, e Armando Quadri, appartenente al Partito fascista repubblicano e reggente del fascio di Marzabotto nel maggio 1944. La Corte di Assise di Bergamo-Sezione speciale nel 1946 accertò responsabilità di entrambi nelle violenze commesse nell’estate-autunno 1944. Mingardi venne condannato a trenta anni di reclusione; Quadri a dieci anni e otto mesi. Il primo venne poi  riabilitato dalla Corte di Appello di Brescia nel 1961; mentre per il secondo la Corte di Cassazione dichiarò nel 1948 estinto il reato per amnistia.

Riferimenti alla strage di Monte Sole si trovano anche negli atti del processo che si svolse a Venezia nel 1947 a carico del feldmaresciallo Albert Kesselring, ex comandante in capo delle forze armate tedesche in Italia. La strage di Monte Sole fu poi uno dei capi d’accusa nel processo che si svolse a Padova nel 1947 a carico del generale Max Simon, comandante della 16° Divisione corazzata granatieri SS Reichsführer SS, condannato alla pena di morte poi commutata in ergastolo.

Il processo più importante per l’accertamento dei fatti e delle responsabilità nella strage di Monte Sole si svolse però a Bologna nel 1951. Unico imputato il maggiore delle SS Walter Reder, comandante del 16° Gruppo corazzato esplorante delle SS (della 16° Divisione di Simon), accusato del reato di “violenza con omicidio continuato contro privati cittadini italiani” per  numerosi eccidi avvenuti in Toscana e in particolare nel territorio di Monte Sole, ed inoltre di incendi e distruzioni. Reder venne assolto dal Tribunale militare di Bologna rispetto ad alcune accuse, e con riguardo a Monte Sole, venne condannato per le uccisioni, gli incendi e le distruzioni avvenute il 29-30 settembre 1944 nelle località Casaglia, Cerpiano, Caprara, San Giovanni di Sopra e di Sotto, Ca’ di Bavellino, Casoni di Riomoneta (nei comuni di Marzabotto e Monzuno), e per altri episodi del 5 ottobre 1944. Pena l’ergastolo, venne imprigionato nel carcere militare di Gaeta dove rimase fino al 1985.

Nel 1967 Reder scrisse una lettera al Sindaco di Marzabotto nella quale chiedeva il perdono della popolazione, allo scopo di ottenere la libertà grazie a un provvedimento di clemenza del Presidente della Repubblica Italiana. Il Comune convocò i familiari dei caduti e i superstiti affinché si esprimessero in merito. A grande maggioranza si essi si dichiararono contrari al perdono e il Comune fece propri gli esiti di tale pronunciamento ribadendo il no di Marzabotto alla grazia per Reder. Nel 1980 il Tribunale militare di Bari, dopo diversi ricorsi del condannato, ne dispose la liberazione condizionale; il Tribunale stabiliva che egli doveva rimanere in carcere nel suo interesse per altri cinque anni, ma allo stesso tempo dava al Governo italiano la possibilità di scarcerarlo prima dei termini fissati. A tale scopo nel 1984 il Governo chiese alla popolazione di Marzabotto di pronunciarsi su un’eventuale scarcerazione anticipata; allo stesso tempo Reder scrisse una lettera al Sindaco di Marzabotto per manifestare il suo pentimento. Il Comune convocò di nuovo i superstiti e i familiari dei caduti che si dichiararono contro l’anticipata scarcerazione. Il diniego della popolazione e dell’Amministrazione comunale, tanto nel 1967 che nel 1984, erano espressione di una ferma volontà di giustizia: troppo grande era il crimine commesso e inappellabili gli orrori di cui si era macchiato qui e altrove il nazismo. Senza tenere conto degli esiti della consultazione, nel gennaio 1985 con alcuni mesi  di anticipo, Reder venne scarcerato.  Dopo il suo rientro in Austria egli rinnegò tutte le scuse che aveva presentato alla popolazione di Marzabotto. Non solo, ma dichiarò che il pentimento manifestato in occasione del processo di Bari non era stato che una manovra, un trucco suggerito dal suo avvocato.

Dopo una prima stagione di processi celebrati nel dopoguerra per i crimini commessi in Italia durante l’occupazione tedesca, la gran parte dei documenti raccolti dai vari organi investigativi non ebbe esiti giudiziari. Molti documenti non vennero inviati alle procure militari competenti, ma furono trattenuti negli uffici giudiziari militari di Roma, con la dicitura “archiviazione provvisoria”. Il loro ritrovamento avvenne casualmente nel 1994 e rese possibile istruire nuovi processi, fra cui un nuovo processo per la strage di Monte Sole, che si è svolto fra il 2005 e il 2007 presso il Tribunale militare di La Spezia. Si sono costituite parte civile i Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, la Provincia di Bologna, la Regione Emilia Romagna, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e cento persone fisiche fra superstiti e parenti delle vittime. Diciassette gli imputati, accusati di avere commesso in concorso fra loro e con altri militari del 16° Gruppo corazzato esplorante della 16° Divisione, fatti di violenza mediante omicidio causando così la morte di circa 800 persone nel territorio di Monte Sole. Il Tribunale di La Spezia ha condannato nel 2007 all’ergastolo dieci imputati e ne ha assolti sette. I Comuni del territorio hanno accolto con grande soddisfazione la sentenza, hanno riconosciuto l’importanza storica del processo e ribadito il loro impegno a fianco delle altre parti civili nei successivi passaggi giudiziari, nonché la volontà di pacificazione che anima il loro intendimento. Nel 2008 è stato celebrato a Roma, presso la Corte militare di Appello, il processo di secondo grado. La Corte ha confermato otto ergastoli già inflitti in primo grado, dichiarato estinto il reato per morte del reo nel caso di un imputato, assolto per insufficienza di prove un altro imputato. Ha infine condannato all’ergastolo un nono imputato, assolto in primo grado. Un solo condannato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione.


 



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