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Per ulteriori informazioni:
Parco Storico di Monte Sole Via Porrettana Nord 4 d/e/f 40043 Marzabotto
Tel. 051/932525 Fax: 051/6780056
E-mail:
segreteria@parcostoricomontesole.it



>> Visite al Parco Storico di Montesole


Il Parco Storico di Monte Sole si estende sulla media collina a sud di Bologna, all'interno dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno. La sua superficie di circa 6.300 ettari è compresa fra il fiume Reno e il torrente Setta, dalla confluenza dei due corsi d'acqua a Sasso Marconi alla strada che collega Vergato a Grizzana Morandi. La specificità di questo parco risiede nella sua costituzione in Parco storico (unico esempio in Italia), nato con una legge regionale, la 19/89, che ad esso ha attribuito il compito di conservare la memoria storica della Resistenza e degli eccidi nazifascisti del 1944, che noti come strage di Marzabotto, si consumarono in realtà sul tutto il territorio da esso oggi ricompreso, e in alcune località limitrofe.

Giova ricordare come dopo l'armistizio, nel settembre dei 1943, si costituì nella frazione di Vado, una frazione vicina a Marzabotto, una brigata partigiana, la "Stella Rossa", che operò nella zona di Monte Sole con azioni di guerriglia e di disturbo alla presenza dell'esercito di occupazione tedesco. Nel settembre dei 1944 gli Alleati, sfondata la linea difensiva tedesca (Linea gotica), giunsero a pochi chilometri da Monte Sole. La presenza di un forte nucleo partigiano, forte di 700-800 uomini, divenne così ancor più pericolosa per l'esercito tedesco per i gravi ostacoli che poteva frapporre alle operazioni militari. Venne dunque impartito l'ordine di annientare la brigata "Stella Rossa". Il 29 settembre 1944 tutto il territorio dell'attuale Parco venne circondato dall'esercito regolare tedesco e dalle SS, che avvalendosi anche della collaborazione dei fascisti, procedettero senza alcuna discriminazione allo sterminio dell'intera popolazione.

L'operazione portò all'uccisione di 770 persone in maggioranza donne e bambini.
Il comandante partigiano Mario Musolesi venne ucciso subito dopo l'inizio dell'operazione; i suoi uomini tentarono una disperata difesa su Monte Sole, ma non disponendo di mezzi e forze sufficienti non riuscirono a sostenere l'attacco. La brigata si divise in due parti, una parte passò il fronte ricongiungendosi agli Alleati, un'altra parte raggiunse altre formazioni partigiane del bolognese.

Dopo la guerra il territorio rimase pressoché abbandonato. Alle motivazioni psicologiche legate ai tristissimi ricordi dei pochi sopravvissuti si aggiunsero motivazioni di ordine materiale per le immani distruzioni subite durante l'inverno dei 1944 per lo stallo dei fronte e i massicci bombardamenti subiti nel 1945 durante le operazioni che portarono il 18 aprile alla liberazione di Monte Sole. Una natura quasi incontaminata ha finito per prendere il sopra vento, dando a questi luoghi un carattere nativo, del tutto insolito in territorio al centro di importanti insediamenti urbani. Quando nel 1989 la Regione Emilia Romagna ha istituito il Parco Storico di Monte Sole, dedicandolo alla memoria della Resistenza e degli eccidi, ha quindi strettamente legato la conservazione dei patrimonio storico alla tutela e valorizzazione dell'ambiente naturale, che, come descritto più oltre, presenta aspetti di particolare pregio e bellezza. Gli Itinerari del Parco offrono la possibilità di visitare molteplici testimonianze storiche appartenenti a epoche diverse, lungo un arco cronologico che va dagli antichi insediamenti etruschi alle più recenti vicende della Il guerra mondiale. L'itinerario più importante, in quanto emblematico degli eventi che hanno portato alla sua istituzione, è il "Memoriale". Esteso su di una superficie di 40 ettari nel cuore dei Parco, coincide con l'area nella quale si verificarono gli episodi più significati della lotta di liberazione e degli eccidi dei 1944. Il percorso per una visita al "Memoriale" parte dal Centro visite dei Parco il "Poggiolo" e richiede un tempo minimo di 5 ore. Dal "Poggiolo", salendo fino all'incrocio con via Casaglia si raggiunge la località di San Martino, che conserva i resti della chiesa e dell'antico borgo, il cimitero pressochè intatto e reca il cippo a ricordo di don Giovanni Fornasini e gli altri 4 parroci uccisi nel 1944.

San Martino era Pieve già nel 1612 e la parrocchia contava nel 1936 56 famiglie per un totale di 440 abitanti. Il 30 settembre 1944 nella chiesa di San Martino si radunarono più di una quarantina di persone che i tedeschi fecero uscire e fucilarono davanti alla vicina casa del contadino. Ritornati all'incrocio con via Casaglia si sale lungo il crinale per circa 300 m. e si arriva ad un punto estremamente panoramico da cui si ha un'ampia vista delle due vallate del Reno e del Setta. Riprendendo il cammino la strada si fa sterrata e si svolge al di sotto di un versante coperto da un rado bosco di Roverella.


A circa 500 m dall'inizio della strada sterrata, sulla destra si possono intravedere i ruderi dell'edificio di Caprara, sede dei Comune di Marzobotto fino al 1882.

L'esistenza di questa località, sia pure solo come sede di una pieve, è attestata in documenti dei IX sec. Il 29 settembre 1944 una cinquantina di persone (donne e bambini) vennero radunati in una stanza ed uccisi con bombe a mano. Un bambino e una donna riuscirono a salvarsi gettandosi dalla finestra, ma tutti gli altri morirono. Poco oltre, sulla sinistra, ha inizio il sentiero che conduce prima alla sella Monte Caprara- Monte Sole, poi alla cima di Monte Sole attraverso boscaglie di roverella e un bosco a prevalenza di carpino nero.

Lungo il sentiero sono visibili tracce di trincee e rifugi partigiani. Dalla cima di Monte Sole (668 m.) si osservano i Monti Termine e Monte Salvaro. Quassù è il cippo dedicato alla brigata "Stella Rossa". Dalla cima di Monte Sole scende un ripido sentiero. Ai suoi piedi, svoltando a sinistra, si raggiunge il cimitero di Casaglia e i due monasteri della Piccola Famiglia dell'Annunziata, comunità fondata da Don Giuseppe Dossetti, morto nel 1996 e sepolto in questo cimitero. Dal cimitero un sentiero conduce a Cerpiano. Qui prima della guerra sorgeva il Palazzo con l'oratorio, l'asilo e la casa colonica di cui oggi sono visibili i ruderi. Annesso vi era l'oratorio dedicato agli Angeli custodi. Nel 1927, a seguito di un accordo con le suore orsoline venne creato a Cerpiano un asilo la cui gestione fu affidata ad Antonietta Benni.

Durante la guerra dal fondovalle dei Setta, dove la ferrovia e i ponti costituivano continuo obiettivo per l'aviazione alleata, molti guadagnarono i borghi di cresta e il Palazzo divenne una sorta di rifugio. Il 29 settembre 1944 quando arrivarono i tedeschi gli inquilini di Cerpiano si divisero in due gruppi: alcuni scapparono nei boschi, altri (una cinquantina di donne e bambini) si nascosero nella cantina del Palazzo. I tedeschi li fecero salire nella cappella attigua, quindi chiusero le porte e gettarono dentro le bombe a mano. L'agonia dei rinchiusi si protrasse per 33 ore fra continui lanci di bombe e incursioni per freddare con colpi ravvicinati i feriti. Si salvarono sotto i cadaveri la maestra Benni e due bambini di 6 e 8 anni. Ritornati ai piedi dei sentiero che scende da Monte Sole, svoltando ora a destra, e percorse poche decine di metri, si raggiunge la chiesa di Casaglia di Caprara.

Monte Sole

La comunità di Casaglia è citata nell'elenco dei Senato bolognese del 1223 e la chiesa risulta nelle Decime dei 1300 e dei 1378. Fu riedificata verso il 1660 e il campanile venne eretto nel 1684. Oggi della chiesa restano la base del campanile, il muro perimetrale, l'abside, l'altare e le cappelle laterali semidistrutte. Nel 1936 la parrocchia di Casaglia contava 123 famiglie per un totale di 716 abitanti. Un ideale percorso della memoria trova un punto altamente significativo e suggestivo nel Sacrario ai caduti. Inaugurato nel 1961, sorge al centro dell'abitato di Marzabotto. Il Sacrario raccoglie le spoglie di gran parte dei caduti del comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, nonché le salme dei soldati morti nella I e nella Il guerra mondiale non appartenenti ai tre comuni. L'attività dei Parco si caratterizza anche sul versante della didattica. In questo modo il Parco, così carico di suggestivi ricordi e motivi di riflessione, vuole essere un laboratorio di formazione alla pace. Accanto all'organizzazione di seminari, ai corsi di aggiornamento sui temi dell'educazione alla pace e ai campi solari e di studio per i giovani e giovanissimi, esso si caratterizza per una intensa attività didattica. Ogni anno migliaia di studenti visitano il Parco, valendosi del supporto tecnico e informativo dell'Aula didattica istituita dal Provveditorato agli Studi di Bologna presso il Centro visite il "Poggiolo" cui ci si può rivolgere per avere informazioni le per visite guidate. Nel novembre del 1994 è stato approvato col coordinamento della Provincia di Bologna il progetto 'Scuola di Pace - Parco Storico di Monte Sole.

Tale progetto si propone il perseguimento delle finalità della Legge istitutiva del Parco che sancisce il compito di 'offrire alle nuove generazioni una vera e propria scuola di pace che sappia indicare le vie nuove per la concordia e lo sviluppo dei popoli'. La nascita di una vera e propria Fondazione, secondo gli atti più recenti, si pone come punto d'arrivo nel campo delle iniziative per la costruzione della pace come punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale. La Scuola di Pace si articolerà in due sezioni: un 'Osservatorio permanente sulle cause dei conflitti e sulle condizioni della pace nel mondo contemporaneo' ed un 'Laboratorio di educazione e formazione alla pace'. Concretamente merita infine di essere segnalato come il Parco sia gestito da un Consorzio di enti locali cui aderiscono la Provincia di Bologna, i Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, le Comunità Montane 'Zona 10 ed 11. Attuale Presidente del Parco è Romano Franchi.

Alcune considerazioni infine sugli aspetti naturalistici e paesaggistici del Parco. Il comprensorio di Monte Sole è caratterizzato da un insediamento con case sparse, chiese isolate piccoli borghi; il territorio si configura come un mosaico a causa dell'alternarsi di campi prati e nelle zone più impervie boschi, di solito cedui.

Il paesaggio attuale è quello tipico della collina e media montagna bolognese; l'abbandono dell'attività agricola ha favorito la diffusione d'ambienti riconducibili a stadi intermedi della ricolonizzazione dei bosco nei campi abbandonati. La composizione della copertura vegetale dell'area risente in primo luogo della collocazione geografica del territorio dei Parco. Esso, infatti, si situa ai limiti della zona climatica mediterranea, mentre risente ancora delle influenze continentali proprie dell'Emilia centrale.

Queste due situazioni, così diverse fra loro, sono all'origine della compresenza all'interno del comprensorio del Leccio, qui nei suoi popolamenti più occidentali della regione, e del Pino Silvestre, che a Monte Termine vede l'estremo meridionale dei suo areale naturale di diffusione. In generale i versanti settentrionali sono coperti da boschi dominati da Carpino Nero, mentre quelli meridionali sostengono boschi di Roverella. Ben rappresentati, soprattutto sui suoli acidi della parte meridionale del Parco, i boschi di Castagno, un tempo estesamente utilizzati per la produzione di frutti destinati alla macinatura. Il territorio del Parco, formato da un fitto mosaico di habitat costituisce l'ambiente ideale per una grande varietà di specie animali. Oltre alle specie più comuni, la fauna del Parco è arricchita da popolazioni di indubbio interesse. Gli unguiati hanno ricolonnizzato il territorio da pochi decenni, in particolare si trovano nel Parco una popolazione ben strutturata di Cervo e nuclei di Capriolo. La composizione specifica dell'avifauna dei Parco è senza dubbio ricca, contando 63 specie di uccelli.

Nelle pareti rocciose e nei fitti boschi nidificano varie specie di rapaci diurni e notturni. Importante è la presenza dell'Albanella Minore, il cui habitat è costituito da praterie o seminativi dove nidifica e cattura le sue prede, e dei Falco Pecchiaiolo, che nidifica sugli alberi e si nutre di insetti, lucertole e piccoli mammiferi. Per favorire l'osservazione della fauna selvatica, a scopo didattico, a breve saranno posizionate alcune altane, che saranno gestite direttamente dal Parco; una di queste sarà accessibile anche da persone con handicap motori. La presenza di tipi diversi litologici è dovuta ai diversi processi orogenetici e di sedimentazione che hanno accompagnato la genesi di questi rilievi. I versanti risultano caratterizzati dalla presenza di diffusi fenomeni di dissesto, situati nelle zone vicine a Vergato, Pian di Setta e Grizzana Morandi sono formati da argille scagliose. Le Arenarie di Loiano, biancastre e quarzoso feldspatiche si estendono da Monte Termine al fondovalle del Setta.

I principali rilievi del Parco, Monte Baco, Monte Sole e Monte Salvaro, sono formati da arenarie molto compatte, color nocciola o grigio chiaro appartenenti alla Formazione di Bismantova. Le Arenarie di Loiano, biancastre e quarzoso feldspatiche si estendono da Monte Termine al fondovalle dei Setta. I versanti che risultano caratterizzati dalla presenza di diffusi fenomeni di dissesto, situati nelle zone vicine a Vergato, Pian di Setta e Grizzana Morandi sono formati da argille scagliose. La varietà di tipi litologici, sopra descritta, genera un paesaggio caratterizzato da forme tra loro differenti. Sulle arenarie si modellano forme aspre con ripide pareti e incisioni torrentizie strette e profonde; al contrario substrati argillosi e marnosi determinano una morfologia più dolce.

Nei versanti argiliosi esposti a Sud i fenomeni erosivi possono generare la formazione dei calanchi, una delle emergenze geomorfologiche più tipiche della zona.

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